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Il cardinale vicario Agostino Vallini aveva preparato i sacerdoti della diocesi di Roma raccomandando la lettura del Documento Ars Celebrandi che il cardinale Jorge Mario Bergoglio aveva tenuto nel 2005 alla Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei sacramenti. L’occasione, dopotutto, era di quelle importanti: il Papa avrebbe spiegato come deve essere l’omelia perfetta nel consueto incontro quaresimale con il clero romano.

L’OMELIA DEVE STUPIRE, NON ESSERE ARTIFICIALE

Così, stamane, Francesco ha tenuto un intervento interamente a braccio in cui ha delineato i contorni entro i quali deve muoversi il sacerdote alle prese con la fatica della predica domenicale, sulla cui resa spesso i fedeli hanno più di un appunto da fare: “Un prete una volta era andato a trovare i suoi genitori, e suo papà era contento perché aveva trovato una chiesa dove si fa la messa senza omelia”, ha detto il Pontefice all’uditorio riunito in Aula Paolo VI. E questo, non deve capitare. Ciò che bisogna fare è “recuperare il fascino della bellezza, lo stupore sia di chi celebra sia della gente. Bisogna entrare in un’atmosfera spontanea, normale, religiosa, ma non artificiale”. Solo così, ha aggiunto, “si recupera lo stupore, quello che si sente nell’incontro con Dio”. Stupore che “ci attira e ci lascia in contemplazione” e “contro lo stupore va ogni tipo di artificialità”. Indispensabile è – a giudizio del Papa – “pregare normalmente davanti a Dio, con la comunità”.

NO AL PRETE SHOWMAN

Francesco ha sottolineato l’inutilità di prediche troppo lunghe o troppo complesse: “Quando vediamo un sacerdote che predica in modo sofisticato o artificiale, che abusa dei gesti, non è facile che si dia questo stupore, questa capacità di far entrare nel mistero”. Celebrare, invece, “è entrare e far entrare nel mistero. E’ semplice, ma è così. Se sono eccessivamente rigido, non faccio entrare nel mistero”. Bergoglio ha citato l’esempio di sua nipote, docente di Lettere all’università: “Lei abita con la sua famiglia tra due parrocchie. In una parrocchia c’è un prete bravo che predica bene e nell’altra c’è un buon sacerdote ma che non ha il carisma della predicazione. Alle volte la chiamo per sentire come va e una volta mi ha detto ‘Ho sentito una bella lezione di quaranta minuti sulla Summa di San Tommaso. Bellissima’. E’ andata a scuola”. Ma anche il prete che ama un po’ troppo l’esibizione durante la messa è finito nel mirino del Papa: “Se sono uno showman non faccio entrare nel mistero”.

LE LETTURE CONSIGLIATE

“C’è qualcosa nell’omelia che porta in sé la grazia, come se fosse un sacramentale forte, e c’è qualcosa di provvisorio, che dipende da chi predica”, ha osservato Francesco, dando anche qualche consiglio per la lettura: “Due libri che mi hanno fatto tanto bene, uno di Domenico Grasso sulla predicazione, un libro giusto nella teologia, e l’altro di Hugo Rahner, che si differenzia dal fratello Karl dal fatto che scrive chiaro: diceva che voleva tradurre le opere di suo fratello al tedesco”.

IL RIMPROVERO DEL CARDINALE RATZINGER

Infine, Francesco ha ricordato un curioso aneddoto risalente proprio al 2005, quando fu chiamato a intervenire alla congregazione per il Culto divino: “Il cardinale Meisner mi ha rimproverato alcune cose e l’allora cardinale Ratzinger mi ha detto che mancava una cosa nell’omelia: il sentirsi davanti a Dio. E aveva ragione, io non ne avevo parlato”.

ultima modifica: 2015-02-19T16:37:56+00:00 da Matteo Matzuzzi

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